Sulmona sempre piu’ sola

3 06 2009

cavalleria(Noi lo avevamo denunciato  già da  giorni. Questa  idea  bizzarra  di promuovere  un’iniziativa per  un referendum pro-Pescara  sta producendo gravi danni di immagine  ma anche sul piano politico alla città. Oltre ad apparire inopportuna in presenza  delle gravi ferite  prodotte dal sisma  del 6 aprile scorso  alla città dell’Aquila sta producendo un isolamento della città anche rispetto al territorio. A dimostrazione vi proponiamo  due articoli apparsi sul quotidiano ‘Il Centro’ nell’edizione in edicola  oggi)

Il progetto di secessione non raccoglie consensi tra i sindaci della Valle Peligna. Una bocciatura arriva anche dalla presidente Pezzopane. L’idea contestata è quella del Comitato “Insieme per il Centro Abruzzo”, che con una petizione e un referendum vuole dare l’addio alla provincia dell’Aquila per passare con quella di Pescara. Un’esigenza che sarebbe dettata dall’abbandono delle istituzioni di un comprensorio in sofferenza economica, ulteriormente affossato dal terremoto del 6 aprile.
La protesta di “Insieme per il Centro Abruzzo”, comitato guidato da Antonio Ruffini, è stata ripresa dall’Ascom fidi di Claudio Mariotti.
Protesta che domani alle 21,30 porterà a un corteo nel centro storico, all’accensione di fiaccole e alla riconsegna delle schede elettorali (dovranno essere deposte in un’urna piazzata sotto la statua di Ovidio, in piazza XX Settembre).
La voglia di secessione ha scatenato il dibattito. Che registra l’intervento della presidente della Provincia dell’Aquila, Stefania Pezzopane. «La Valle Peligna è una malata grave», esordisce la Pezzopane, «ma la cura, che prevede un cambio di provincia, sembra peggiore della malattia. Prendiamola come una provocazione. Forse a Sulmona ci sono delusioni perché dopo le elezioni comunali e politiche i cittadini si aspettavano risposte che i rappresentanti attuali non hanno dato. A Bertolaso chiederemo di estendere alla Valle Peligna i benefici concessi alle zone terremotate. Per esempio si può consentire la rinegoziazione dei mutui alle attività economiche danneggiate. Ma in questo momento così doloroso faccio appello al senso di responsabilità. Per favorire la ricostruzione bisogna essere un po’ più uniti».
Il dibattito si anima anche nei municipi della Valle Peligna. «E’ il momento sbagliato per protestare contro l’Aquila», dichiara Fernando Caparso di Pacentro (centrodestra), «non sono d’accordo sulle manifestazioni di piazza. Non parteciperò alla manifestazione». Antonio De Crescentiis, sindaco di Pratola Peligna (centrosinistra), commenta così: «Capisco le ragioni del malessere e del disagio, perché quando nascono proposte di secessione di questo tipo è chiaro che c’è una situazione di disagio. Massimo rispetto per le persone che le hanno lanciate e per le iniziative che vorranno intraprendere, ma credo che cambiare provincia o non andare a votare serva a ben poco. Non parteciperò alla loro manifestazione». Più possibilista Enio Mastrangioli (centrosinistra) di Raiano. «La manifestazione rappresenta un segnale di malessere che va valutato con attenzione», afferma, «non escludo la mia partecipazione per dare un sostegno ai commercianti ma non restituirò il certificato elettorale. In questo momento c’è bisogno di unità e coesione. La Valle Peligna non risorgerà con l’annessione di Sulmona alla provincia di Pescara e considerato il momento di sofferenza vissuto dall’Aquila non mi sembra un’iniziativa edificante». Per Domenico Taglieri, sindaco di Bugnara (centrodestra) «la secessione proposta è assurda e impossibile. Il territorio sta vivendo una profonda crisi da almeno dieci anni e la soluzione non va certo trovata nel passaggio dalla provincia dell’Aquila a quella di Pescara. Ora le strumentalizzazioni non servono. Parteciperò alla manifestazione di domani con molto spirito critico». Feliciano Marzuolo di Pettorano sul Gizio (centrodestra) lancia un messaggio. «La politica deve essere vicina alle esigenze di commercianti, artigiani e professionisti ma la secessione non mi trova d’accordo», commenta, «frammentando il territorio non si ottiene nulla

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«Non serve la secessione per ottenere risultati»

Castel di Sangro – Il dissenso all’iniziativa secessionista arriva dall’Alto Sangro, comprensorio che nel 2007 minacciò di lasciare la provincia dell’Aquila per andare con Isernia. All’epoca si ottenne un risultato parziale: una legge regionale per la tutela dell’Alto Sangro, della quale però non si è saputo più nulla. «La vertenza che portammo avanti non era legata a un’emergenza devastante come quella in corso e puntava sulle rivendicazioni di tutto il territorio», ricorda Lucio Di Domenico, sindaco di Villetta Barrea, «l’atteggiamento di Sulmona mi sembra inopportuno in questo momento di sofferenza generale. La profonda crisi che stiamo vivendo attanaglia tutti, dal governo centrale, alle regioni fino ai nostri piccoli comuni. E i riflessi del terremoto si aggiungono a una crisi economico finanziaria già in essere. Con la nostra azione riuscimmo a ottenere una legge ad hoc per il nostro territorio. Si avvii invece un’azione che vada nella direzione di quella legge». Da Barrea, il primo cittadino Andrea Scarnecchia, aggiunge: «Le rivendicazioni devono puntare su obiettivi raggiungibili, non intraprendendo percorsi solitari. La nostra minaccia di secessione riguardava una vertenza generale e non era legata specificamente a un evento come nel caso della protesta sulmonese. Ci sono molti comuni la cui economia è crollata sotto l’ondata del terremoto e che sono nelle stesse condizioni di Sulmona. Ma tentare soluzioni con azioni così eclatanti non porterà da nessuna parte».
Anche il sindaco di Castel di Sangro Umberto Murolo ritiene che «dentro o fuori il cratere non si risolvono i problemi. Si deve puntare su provvedimenti che rimettano in moto l’economia per la rinascita di tutta la provincia. Con interventi mirati e studiati, puntando sulle peculiarità di ciascun territorio e insieme a tutti. Dalla Valle Peligna all’Alto Sangro e alla Marsica».

Loretta Montenero

( da  il Centro 3  giugno 09)


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3 risposte

3 06 2009
Filippo

Se il territorio del Centro Abruzzo adotta come metodo di far politica secondo il quale il primo che si alza puo’ dire e fare tutto quello che vuole non andremo da nessuna parte.Hanno ragione i sindaci della Valle Peligna e Alto Sangro secondo i quali la città di Sulmona non puo’ decidere per tutti e su tutto.Diversamente la solidarietà non la troverà mai.

Pippo

3 06 2009
Antonio

Alla redazione ‘La Siringa’,

anch’io come il sindaco Taglieri del mio paese ritengo che non bisogna partecipare alla manifestazione di domani per la secessione verso Pescara nemmeno per spirito critico come sostiene lui. Certe iniziative fanno male non solo oggi ma anche per gli anni futuri

Antonio (Bugnara)

4 06 2009
sulmonese

Alla redazione del blog

cari amici ho sentito che molte di queste associaizoni che hanno sottoscritto il manifesto che ora stanno rpendendo le distanze dall’iniziativa.Forse sarebbe meglio capire quanti intendono aderirvi veramente spontaneamente. Personalmente ritengo che fanno bene perchè questa iniziativa ci fa tornare indietro di molti anni. Poichè il decreto va all’esame della Camera dal 15 giougno prossimo non si poteva aspettare una settimana per questa , manifestazione. Domani si aprono i seggi e istigare la gente a disobbedire oltre che poco carino ‘puzza’ tanto di politica di casa nostra.

il sulmonese

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